Diario dal Fronte - Bianzino Consulente Finanziario di Banca Euromobiliare

Alessio Maria Bianzino
Consulente Finanziario a Vicenza
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La sfera di cristallo esiste? il cross AUD/JPY

Bianzino Consulente Finanziario di Banca Euromobiliare
Pubblicato da Alessio in Tattica · 17 Aprile 2020
Tags: dollaroaustralianoyenindicatoreanticipatore


Perché una foto delle pecore australiane di lana merinos? Perché quello che voglio condividere oggi prende le mosse su quello che i guru della borsa del secolo scorso facevano. Per comprendere se il mercato azionario sarebbe salito gli addetti ai lavori facevano attenzione all’evolversi dei prezzi della lana in Australia che venivano presi come Indice Anticipatore.
Con i fenomeni della Globalizzazione e la modernizzazione gli indicatori da guardare son cambiati ma uno dei più importanti resta comunque legato a quella parte del mondo.
 
 Storicamente i diversi cross valutari rappresentano non solo il rapporto di forza tra le economie di cui esprimono la salute economica, ma in molti casi sono utilizzati per individuare correlazioni e similitudini negli andamenti degli stessi con grandezze economiche o finanziarie.
Ad oggi il cambio Dollaro australiano contro Yen giapponese si pone nella condizione di essere una sorta di “anticipatore” che indica lo stato di propensione al rischio presente sui mercati finanziari. Una sua salita, con il dollaro australiano che si rafforza sullo yen, indica “bel tempo” sui mercati, con la conseguente crescita delle quotazioni delle asset class rischiose, azioni, materie prime, restringimento degli spread e rafforzamento dell’euro contro dollaro. La situazione inversa, indebolimento del dollaro australiano e rafforzamento dello yen giapponese segnala “maretta” sui mercati finanziari e movimenti opposti rispetto a quelli indicati in precedenza.
Qui sotto ho messo vicini il grafico dello S&P500 e del cambio AUD/JPY,  sono molto simili!.



Lo yen è usato come moneta di finanziamento a basso costo visto che i tassi sono a zero da decenni.
Non a caso la valuta nipponica è ancora oggi considerata un rifugio sicuro nei periodi di volatilità e di incertezza sui mercati finanziari nonostante sia espressione di un paese la cui debolezza economica è un punto di riferimento per tutti gli studi accademici e che ha un debito in continua crescita che lo pone sotto minaccia di declassamento da parte delle agenzie internazionali di rating.
Quindi guardando ai soli fondamentali economici, lo yen dovrebbe essere da anni molto debole, ma il fatto che abbia da molto tempo tassi di finanziamento vicini allo zero, provoca un movimento di flussi finanziari di approvvigionamento che vengono prima denominati in yen, ma poi subito trasferiti in altre aree valutarie per cercare di speculare su rendimenti superiori e confidando nel fatto che un ulteriore indebolimento della divisa nipponica renda anche meno gravoso il rimborso di quanto preso a prestito.
Questi posizionamenti degli operatori danno luogo al famoso Carry Trade.
Il dollaro australiano, al contrario, è considerato una divisa che esprime la forza dell’economia globale ed è quindi una proxi di una fase di Risk On soprattutto del mercato cinese e asiatico. Essendo l’Australia una grande esportatrice di materie prime, principalmente nell’area asiatica, la valuta australiana è quindi correlata all’andamento del ciclo economico di queste aree ed è collegata in modo diretto alla crescita dei prezzi delle materie prime a loro volta stimolate dalla forza dell’economia e dai tentativi di reflazione messi in atto dalle banche centrali.
Le risorse prese a prestito nell’area yen vengono investite nell’area australiana dove trovano il miglior compromesso per quanto riguarda i rendimenti obbligazionari e asset class legate a doppio filo alla ripresa economica ed all’attività reflattiva delle banche centrali. Si genera in questo modo il cosiddetto Risk On che, quando viene invertito, cioè quando c’è un ritorno della volatilità e dell’avversione al rischio sui mercati, necessita di essere chiuso con un’operazione opposta: si vendono le asset class rischiose e le valute come il dollaro australiano e si torna a convertire i proventi in yen giapponese. Il funzionamento è simile a quello dei vasi comunicanti: si prende la liquidità in yen, la si trasferisce in dollaro australiano per lucrare la differenza di rendimento fino a che non succede qualcosa sui mercati che mette di malumore gli investitori che immediatamente invertono il flusso, vendendo asset rischiose e valute legate alle materie prime per tornare sullo yen chiudendo il rischio cambio contro il probabile apprezzamento di quest’ultimo.
 
Ecco svelato uno degli indicatori anticipatori che guardo per comprendere meglio cosa i grandi investitori istituzionali fanno, ma ovviamente non è il solo e soprattutto...non bisogna fare i pecoroni!.





Alessio Maria Bianzino
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